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Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità: “La balbuzie è un disordine nel ritmo della parola, nel quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di involontari arresti, ripetizioni o prolungamenti di un suono.”

La balbuzie è associata a:

  • ripetizioni di suoni e sillabe (balbuzie clonica);
  • prolungamento di suoni;
  • interiezioni;
  • interruzioni di parole (cioè pause all’interno di una parola);
  • blocchi udibili su un fonema o una sillaba (balbuzie tonica) o silenti (cioè pause del discorso);
  • circonlocuzioni (sostituzioni di parole per evitare parole problematiche);
  • parole emesse con eccessiva tensione fisica;
  • ripetizione di intere parole monosillabiche (per es. “O-O-O-O fame”).

Balbuzie e ansia

Questo disturbo si associa a un impatto psicologico negativo per chi ne soffre e può portare a stati d’ansia che contribuiscono a mantenere o ad aggravare il disturbo stesso. L’andamento della balbuzie può alternare fasi di maggior gravità ad altre più lievi. Alcuni contesti (come ad esempio parlare al telefono) possono influenzare la gravità del disturbo. Il sesso maschile è nettamente più colpito e vi è una forte evidenza che la balbuzie abbia una base genetica: i bambini che hanno parenti di primo grado che balbettano hanno una probabilità tre volte maggiore di sviluppare la balbuzie ma sicuramente i fattori genetici interagiscono con i fattori ambientali.
La balbuzie è più comune in bambini che hanno altre concomitanti difficoltà del linguaggio, dell’apprendimento o motorie.

balbuzie evolutiva ed acquisita.

  • La forma evolutiva è la più frequente ed inizia nella prima infanzia e poi continua nell’età adulta. Molti bambini durante l’acquisizione del linguaggio presentano piccoli disturbi inconsapevoli e a volte occasionali come ripetizioni di sillabe e parole ma nella maggioranza dei casi il disturbo regredisce spontaneamente; solo il 20% evolve verso una balbuzie vera e propria. Taluni ritengono che la reazione dei genitori e del contesto sociale possa influire sullo sviluppo di una balbuzie cronica. Le raccomandazione a parlare lentamente, a respirare, a ripetere, possono innescare il “ciclo della balbuzie” perché fanno emergere la consapevolezza del disturbo, generando l’ansia di non essere in grado di esprimersi con un linguaggio fluido.
  • La balbuzie acquisita in età adulta è piuttosto rara, solitamente in relazione ad eventi neurologici come traumi cranici, tumori cerebrali e/o interventi neurochirurgici, ictus, abuso di droghe o traumi psichici. Questo tipo di balbuzie ha una bassa o assente componente di ansia.

Terapie per la balbuzie

I vari tipi di approccio (counseling dei genitori, terapia logopedica, valutazione e presa in carico psicologica) dovranno essere programmati dopo l’inquadramento diagnostico e variano in rapporto all’età di insorgenza, al tipo di disturbo e all’età di presa in carico.

Il ruolo del logopedista è fondamentale sia nel bambino dove prevalgono strategie di counselg sia nell’adulto dove le tecniche riabilitative consistono in metodi per superare o aggirare l’inceppo articolatorio e migliorare la fluidità anche attraverso la riduzione dell’ansia prestazionale. La terapia farmacologica non sembra essere efficace sul disturbo anche se può ridurre lo stato di ansia.



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