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Cervello udito ed equilibrio: quale il rapporto? I segreti del sistema vestibolare

L’udito appare strettamente legato all’equilibrio e le ricerche su questo tema confermano che il rischio di incorrere in instabilità posturale, inciampare e cadere è correlata alla capacità di sentire.
L’equilibrio, ovvero la capacità di muoversi in maniera adeguata, è la risultante di diversi una combinazione sensoriale alla quale contribuiscono udito, vista, sistema muscolare e articolare.
Il sistema vestibolare è il sistema sensoriale che fornisce il contributo principale al senso di equilibrio e all’orientamento spaziale e permette di coordinare il movimento con l’equilibrio. Il nostro corpo è generalmente in grado di controbilanciare eventuali disarmonie temporanee: nel caso del sistema vestibolare invece è sufficiente una leggera disfunzione di uno degli organi interessati per causare seri problemi di gestione del proprio equilibrio.

Equilibrio uomo e ambiente

Il labirinto è fatto di 3 parti: coclea, vestibolo e una zona intermedia chiamata sacculo. I segnali uditivi raccolti dalla coclea servono per mandare informazioni al cervello in relazione al suono captato nell’ambiente. Il labirinto ci deve poter sempre orientare e dire come siamo collocati nello spazio, se siamo fermi o in movimento, e queste informazioni sono importantissime per il cervello, per avere un atteggiamento congruo a ciò che accade nell’ambiente. Ne consegue che l’equilibrio è il miglior indicatore del rapporto uomo-ambiente.
Il cervello lavora a molteplici livelli, riconoscendo e decodificando i suoni inviati dalla coclea. Il cervello fa due cose: stabilisce quale ordini dare al corpo per adeguarsi al segnale ricevuto ed elabora coscientemente giudizi o modificazioni adeguate alla situazione.
Se un bimbo nasce con sordità completa, perde questa opportunità e il suo cervello sarà costretto ad usare informazioni differenti per ottenere risultati simili. Ecco perché – prosegue Giorgio Guidetti – diventano fondamentali altri sensi come vista, tatto o le informazioni muscolari per compensare il deficit.

Il danno vestibolare colpisce circa il 30% della popolazione mondiale durante la vita. Di questo dato, una percentuale minore interessa chi ha entrambi i danni sia uditivi che vestibolari.
Se il danno vestibolare è da una parte sola, il cervello rimodula le informazioni provenienti dall’orecchio sano, dal tatto, dalla vista e dai muscoli per correggere il deficit. Se il danno è bilaterale, la fatica che il cervello deve fare è maggiore.

Vertigini: quanto l’udito può influire sull’equilibrio.

Se c’è una lesione solo dell’apparato dell’equilibrio, allora l’udito diventa importante per capire la provenienza del suono. Quando il danno riguarda sia il vestibolo che l’udito il cervello è costretto a correggere molte informazioni sbagliate e prestare attenzione a molteplici indicatori.
Il suono attiva il cervello a livello di attenzione e quindi aumenta la nostra soglia di protezione. Un deficit uditivo va curato precocemente, va individuata la causa, ed è importante, se il danno è significativo, consigliare il miglior apparato protesico acustico o addirittura anche un impianto cocleare.
Se la lesione colpisce un anziano, la situazione peggiora in termini di stabilità, orientamento e qualità della vita, con forti rischi di caduta e peggioramento delle autonomie e della stima di sé.
Il danno vestibolare è la principale causa di cadute, se si poi aggiunge anche il deficit uditivo la situazione di adattamento è ancor più compromessa. Molti anziani hanno anche un calo della vista (come ad esempio la cataratta) e quindi il rischio è superiore, per mancanza di compensazione.
Oltre al naturale processo di invecchiamento fisiologico che porta ad avere una perdita vestibolare e uditiva nel tempo, possono esserci altre cause che comportano un danno vestibolare: problematiche virali, vascolari, degenerativo/metaboliche, oncologiche e tossiche. Non sono da sottovalutare nemmeno i danni acustici cui siamo sottoposti. Sul possibile danno elettromagnetico il dibattito in corso è aperto.

La prevenzione

La prevenzione per contrastare la perdita dell’udito è fondamentale e si esegue con esami audiometrici e con strumenti in grado di stabilire la sede esatta e l’entità del danno. Il primo screening viene eseguito alla nascita, poi alla prima comparsa del disagio.
Invece la prevenzione della degenerazione vestibolare è da fare alla comparsa dei primi sintomi, ad esempio frequenti cadute o le vertigini, quando si vede tutto l’ambiente ruotare attorno a noi o si cade per non aver correttamente affrontato un gradino. Nuovi studi sulla sordità senile mostrano come sia rischiosa per la salute fisica e psichica. E come il settore sia stato sempre trascurato.
L’uso degli apparecchi acustici- conclude il dottor Guidetti- risulterebbe rendere meno gravoso il lavoro cognitivo del cervello e, specialmente quando coesistono deficit vestibolari, ridurrebbe quindi anche il rischio di cadute accidentali. Lo afferma uno studio dell’Università di Michigan (Usa) pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society. «Con il contrasto alla sordità, si migliora il coinvolgimento sociale della persona, si riducono gli sforzi nel tentativo di cogliere i suoni e i discorsi e aumentano sia il senso di stabilità sia di equilibrio migliorando sicurezza, percezione di sé ed autostima.



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